L'editoria a venire: la seconda parte dell'incontro allo IULM, da guardare nella registrazione

· 4 min di lettura

Scritto con l'intelligenza artificiale

Il 26 giugno allo IULM di Milano si è discusso di editoria e intelligenza artificiale. Nella seconda parte, tre interventi su come funzionano i modelli linguistici, i loro limiti e gli usi concreti in redazione. La registrazione è online.

Lunedì 26 giugno, all'Università IULM di Milano, si è parlato di editoria e intelligenza artificiale per un pomeriggio intero. L'incontro «L'editoria a venire. Dove saremo tra dieci anni?», organizzato da Content is King con il MasterBook dello IULM, partiva da due domande: lavoro intellettuale e intelligenza artificiale, fronti opposti o possibili alleati? È la fine dell'editoria come la conosciamo? La registrazione della diretta è online e la seconda parte, la più tecnica e operativa, merita una visione intera per chi lavora con i testi.

Guarda la seconda parte dell'incontro

Chi è intervenuto nella seconda parte

Sono intervenuti in tre: Davide Giansoldati, docente di social media e digital al MasterBook e fondatore di Prompt Architect; Guido Di Fraia, prorettore all'innovazione e all'intelligenza artificiale dello IULM; Paolo Furini, IT solution architect e automation specialist. Qui non attribuiamo posizioni né frasi a nessuno dei tre: indichiamo soltanto i temi, perché gli interventi si ascoltano meglio nella registrazione, con il loro tono e i loro distinguo.

Come funziona l'AI generativa

Il filo è partito dalle basi: che cosa sono l'AI generativa e i modelli linguistici. Si è parlato di come il testo venga prodotto per probabilità, una parola dopo l'altra, senza comprensione e senza consapevolezza di quello che viene scritto. Da qui si è passati al ruolo del lavoro umano nell'addestramento di questi sistemi e alle questioni etiche e culturali che ne derivano, dalle condizioni di chi annota i dati ai contenuti su cui i modelli vengono allenati.

L'editoria libraria letta attraverso un articolo

Come spunto di discussione è stato ripreso un articolo di Publishers Weekly del 2 giugno 2023 sull'impatto dell'AI sull'editoria libraria. I passaggi toccati sono stati diversi: la correzione di bozze, le prime revisioni editoriali, il fact checking, la selezione dei manoscritti. Poi il self publishing, con il rapporto tra quantità e qualità dei titoli pubblicati. Ancora: le raccomandazioni di lettura che rischiano di assomigliarsi sempre di più da una piattaforma all'altra, e il valore che in questo scenario possono riprendersi librerie e biblioteche. Infine il marketing del libro, dove l'automazione è già entrata da tempo.

Quali limiti sono stati messi in chiaro

Una parte del discorso è stata dedicata a ciò che questi strumenti non fanno bene. Si è parlato di errori e citazioni inventate, le allucinazioni, che in un contesto editoriale costano caro proprio perché il testo sbagliato sembra credibile. Si è ricordato che i modelli oggi disponibili hanno dati di addestramento fermi al 2021 e non accedono a internet, quindi non sono strumenti di aggiornamento. E si è insistito su un punto semplice: l'AI è utile soprattutto quando l'argomento lo si conosce già, perché solo così si riconosce quando la risposta non sta in piedi.

Gli usi concreti nel lavoro editoriale

Sul fronte pratico, i temi sono stati gli usi che già oggi stanno in una giornata di lavoro: la costruzione di questionari, la trascrizione e il riassunto di video, il brainstorming di idee e di titoli, gli indici dei libri, i testi per i social, gli strumenti di traduzione e di correzione. Attività in cui il risultato non va pubblicato così come esce, ma riduce il tempo che separa dalla prima bozza.

Un modo per provare: partire da un materiale che si conosce bene e chiedere una sintesi, controllando riga per riga quanto regge. Un prompt da cui iniziare:

Questa è la trascrizione di un incontro. Estrai i temi trattati in elenco, senza aggiungere nulla che non sia nel testo. Per ogni tema indica il punto della trascrizione da cui lo hai ricavato.

Creatività e statistica: la riflessione di Prompt Architect

L'ultimo blocco di temi riguardava creatività e statistica: la creatività che resta umana, l'AI come assistente e non come sostituto, il professionista che impara a usare bene lo strumento. Ci aggiungiamo una riflessione nostra, come Prompt Architect, dichiarata per quello che è: un'opinione, non il resoconto di quanto detto sul palco.

Il punto che ci sembra decisivo è il progetto. Un modello che compone testo per probabilità non diventa affidabile perché gli si chiede meglio una volta sola: diventa utile quando il lavoro viene scomposto in passaggi, ognuno con il suo controllo e con una persona che decide, quello che si chiama human in the loop. È la ragione per cui a marzo abbiamo provato a dare un nome a questo mestiere, nell'articolo sulla professione di Prompt Architect: non basta chi scrive il prompt giusto, serve chi progetta il sistema intorno.

Per il resto, meglio la fonte diretta: la registrazione è qui sopra.

Fonti

Eventi