La legge italiana sull'intelligenza artificiale è in vigore: cosa cambia per aziende e professionisti

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Scritto con l'intelligenza artificiale

Dal 10 ottobre 2025 è in vigore la legge 132/2025 sull'AI. Obbligo di informare i clienti per i professionisti, trasparenza verso i lavoratori, consenso dei genitori sotto i 14 anni, reato di deepfake: e perché serve un registro degli usi dell'AI.

Da oggi, 10 ottobre 2025, l'Italia ha una legge sull'intelligenza artificiale. È la legge 23 settembre 2025, n. 132, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 25 settembre: 28 articoli che si affiancano al regolamento europeo sull'AI (l'AI Act) senza sostituirlo. Per chi usa l'AI al lavoro non è una notizia da giuristi: alcune regole toccano già la routine di studi, uffici e aziende.

Che cosa dice, in sintesi?

La legge parte da principi generali: un uso dell'AI «corretto, trasparente e responsabile, in una dimensione antropocentrica». Poi scende nei settori: sanità, lavoro, pubblica amministrazione, giustizia, professioni. Ci sono una parte sul diritto d'autore, una sulle norme penali e una serie di deleghe al governo, che dovrà scrivere i decreti attuativi.

I punti che interessano di più a professionisti e imprese sono quattro.

Professionisti: l'AI resta uno strumento, e va dichiarata

L'articolo 13 riguarda le professioni intellettuali: avvocati, commercialisti, consulenti, ingegneri, architetti. L'AI può servire solo per le attività strumentali e di supporto, e il lavoro intellettuale deve restare prevalente. Soprattutto, il professionista deve informare il cliente sui sistemi di AI che usa, «con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo».

Tradotto: non basta più usare ChatGPT o Copilot «di nascosto» per una prima bozza. Bisogna saper dire quali strumenti si usano, per quali passaggi e con quale controllo umano.

Lavoro: trasparenza verso i dipendenti

L'articolo 11 chiede che l'AI in azienda sia «sicura, affidabile, trasparente» e rispettosa della dignità e della riservatezza. Il datore di lavoro deve informare il lavoratore dell'uso dell'AI nei casi previsti dalle norme sulla trasparenza delle condizioni di lavoro. Nasce anche un Osservatorio presso il ministero del Lavoro, che dovrà monitorare l'impatto sull'occupazione e promuovere la formazione di lavoratori e datori di lavoro.

Minori, deepfake e diritto d'autore

Tre novità hanno fatto notizia:

Che cosa resta da scrivere?

Molto. Il governo ha dodici mesi per adottare i decreti legislativi che adegueranno le norme italiane all'AI Act e quelli sull'uso di dati e algoritmi per l'addestramento dei modelli. Le autorità di riferimento sono AgID e l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. La legge prevede anche un fondo fino a un miliardo di euro per le imprese del settore. Per molti dettagli, quindi, bisognerà aspettare.

Cosa cambia per chi lavora con i prompt

La legge non parla di prompt, ma ne cambia il peso. Se devo dichiarare al cliente come uso l'AI, l'uso deve essere descrivibile. E un uso descrivibile è un uso progettato: quali strumenti, per quali fasi, con quali dati, con quale revisione.

Il consiglio operativo è tenere un registro degli usi: una pagina per ogni processo in cui entra l'AI, con lo strumento, il prompt o il modello di prompt usato, i dati che riceve e il punto in cui interviene la persona. È il lavoro tipico di un Prompt Architect, e oggi diventa anche una tutela.

Lo stesso registro aiuta a scrivere l'informativa. Un esempio di prompt per prepararne la bozza:

Sei un consulente che scrive per i clienti di uno studio professionale. Ecco l'elenco dei processi in cui usiamo l'AI, con strumenti e controlli: [incolla il registro]. Scrivi un'informativa di massimo 200 parole, in linguaggio semplice, che spieghi cosa fa l'AI, cosa resta al professionista e come vengono trattati i dati. Non usare termini tecnici senza spiegarli.

La bozza va poi rivista da chi firma: l'human in the loop, qui, non è una buona pratica ma un obbligo.

Fonti

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