Gemini Live: parlare con l'AI come con un collega

· 3 min di lettura

Scritto con l'intelligenza artificiale

A Made by Google Google ha lanciato Gemini Live, la conversazione a voce con Gemini che si può interrompere e riprendere. Per ora è in inglese, su Android, per Gemini Advanced. Cosa cambia quando il prompt si dice invece di scriverlo.

Ieri, all'evento Made by Google, Google ha presentato Gemini Live: una modalità di conversazione a voce con Gemini in cui si parla in modo naturale, si interrompe la risposta a metà e si riprende il discorso più tardi. Per ora funziona solo in inglese, sui telefoni Android e per gli abbonati a Gemini Advanced. Ma il segnale è chiaro: il prompt non si scrive più soltanto, si dice.

Che cosa fa Gemini Live?

Secondo l'annuncio di Google, Gemini Live offre dieci voci tra cui scegliere. Si può interrompere l'assistente mentre risponde per approfondire un punto, mettere in pausa la conversazione e riprenderla in un secondo momento, continuare a parlare con il telefono bloccato o mentre si usano altre app. TechCrunch la presenta come la risposta di Google alla modalità vocale avanzata di ChatGPT e riferisce che, nelle conversazioni lunghe, Live sfrutta l'ampia finestra di contesto del modello.

I limiti, per ora, sono parecchi. Serve l'abbonamento Gemini Advanced, incluso nel piano Google One AI Premium da circa 20 dollari al mese. La lingua è solo l'inglese, il sistema solo Android: iOS arriverà nelle prossime settimane, le altre lingue più avanti. Al lancio la conversazione è soltanto audio: l'uso della fotocamera mostrato a maggio alla conferenza Google I/O arriverà, secondo Google, entro l'anno. Nelle prossime settimane arrivano anche nuove estensioni per Gemini (Keep, Tasks, YouTube Music) e, a breve, Calendar.

Parlare non è scrivere

Quando scriviamo un prompt abbiamo il tempo di scegliere le parole, rileggere, aggiungere un vincolo dimenticato. A voce siamo più vaghi, divaghiamo, ci correggiamo a metà frase. Per questo la conversazione parlata rende di più in certi compiti che in altri.

Si presta bene a esplorare: un brainstorming mentre si cammina, la preparazione di una riunione, le domande che ci si fa prima di una presentazione. È adatta soprattutto alle simulazioni di ruolo, dove l'interruzione è proprio il punto. Un prompt da provare (in inglese, finché l'italiano non arriva):

Facciamo una prova. Tu sei il direttore acquisti di un'azienda manifatturiera, scettico sul nostro servizio. Io ti presento l'offerta in due minuti e tu mi interrompi con le obiezioni più dure. Alla fine dimmi in tre punti dove sono stato più debole.

Si presta meno quando serve un risultato preciso da riusare: un testo da pubblicare, un calcolo, un elenco di dati. Lì la forma scritta resta più controllabile.

Le regole del buon prompt valgono anche a voce

Ruolo, contesto, obiettivo, formato: gli elementi sono gli stessi, cambia l'ordine e la sintesi. A voce conviene dire tutto all'inizio, in poche frasi, e lasciare che la conversazione faccia il resto. Qualche consiglio pratico:

C'è poi un rischio specifico. In una risposta scritta un'allucinazione si può notare rileggendo; detta con voce sicura e naturale, scivola via più facilmente. Le informazioni che contano vanno verificate dopo, con calma.

Il punto di vista del Prompt Architect

Con la voce il progetto si sposta dal singolo prompt alla conversazione: chi fissa il contesto, quali regole valgono, come si chiude. In un'azienda vale la pena preparare dei brevi copioni di apertura per gli usi ricorrenti (la simulazione di una trattativa, la preparazione di un colloquio, il ripasso di una presentazione) e condividerli, come si farebbe con un modulo di istruzioni scritto. È lo stesso lavoro di sempre, applicato a un canale nuovo: rendere ripetibile ciò che oggi dipende dalla bravura di chi parla.

Fonti

#Google Gemini