AI e Creatività: Quanto Possiamo Spingerci? (incontro online gratuito)

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Scritto con l'intelligenza artificiale

Venerdì 14 febbraio 2025, dalle 11 alle 12, online e gratuito: Unicornucopia propone «AI e Creatività: Quanto Possiamo Spingerci?», un'ora sul confine tra l'aiuto dell'intelligenza artificiale e l'autenticità di quello che firmiamo. Iscrizione libera su Eventbrite.

Il titolo è già una domanda: «AI e Creatività: Quanto Possiamo Spingerci?». Il sottotitolo la rende scomoda: «Fino a che punto possiamo affidarci all'intelligenza artificiale senza perdere l'autenticità?». L'appuntamento è online e gratuito, venerdì 14 febbraio 2025, dalle 11 alle 12, e lo organizza Unicornucopia.

Che cosa sappiamo dell'incontro

Un'ora, online, a partecipazione gratuita con iscrizione su Eventbrite. Il tema è quello dichiarato dal titolo e dal sottotitolo: dove sta il confine tra farsi aiutare e delegare, quando il lavoro è creativo.

Quello che segue è una nostra lettura di quella domanda, non il programma dell'incontro: serve ad arrivare preparati, con le proprie domande in tasca, non a raccontare in anticipo che cosa verrà detto.

Perché «quanto possiamo spingerci» è una domanda di mestiere

Chi scrive, progetta, gira video o prepara presentazioni lo ha già sperimentato: l'intelligenza artificiale è utilissima nella fase in cui le idee devono essere molte, e molto meno utile nella fase in cui va scelta quella giusta. Nella divergenza allarga il campo in pochi minuti: venti titoli, dieci attacchi possibili, cinque modi di raccontare la stessa cosa. Nella convergenza serve un criterio che il modello non ha, perché non sa a chi stiamo parlando, che cosa abbiamo già detto l'anno scorso e che cosa non siamo disposti a promettere.

Curiosamente, «spingersi» ha anche un corrispettivo tecnico: la temperatura, il parametro che regola quanto le risposte si allontanano dalla scelta più prevedibile. Alzarla produce output più sorprendenti e più fragili, abbassarla produce testi corretti e prevedibili. In molte interfacce di chat non è esposta, ma l'effetto si ottiene anche con le istruzioni: chiedere esplicitamente idee scomode, vietare le formule di repertorio, imporre vincoli stretti.

Dove si perde l'autenticità

Il rischio non è che l'AI scriva male. È che scriva nella media, con grande sicurezza. Un modello linguistico restituisce quello che somiglia più a tutto il resto: per questo i testi generati senza materiale proprio si assomigliano tra loro, e dopo un po' chi ci legge lo sente.

Ci sono due modi diversi di perdere autenticità, e vale la pena distinguerli.

Il primo è la voce. Se non diamo al modello i nostri esempi, i nostri casi, il nostro modo di dire le cose, lui riempie i vuoti con uno stile generico che non è di nessuno. La cura è semplice e noiosa: dargli materiale vero da cui partire, non chiedergli di inventare da zero.

Il secondo è il contenuto. Appena serve un fatto, un numero, una citazione o un riferimento, il modello può produrre qualcosa di plausibile e inesistente: è il meccanismo dell'allucinazione. In un lavoro creativo fa danni doppi, perché una bella frase attribuita alla persona sbagliata viaggia molto più veloce della smentita.

In mezzo resta la parte che non si delega: decidere, firmare, rispondere. Il principio dello human in the loop applicato a un claim o a una sceneggiatura significa che l'ultima parola, e la responsabilità, restano a chi la mette in pubblico.

Un prompt da provare prima dell'incontro

Il modo più rapido per toccare il problema è usare il modello come compagno di divergenza, non come autore. Provate questo prompt su un lavoro vero, sostituendo le parti tra parentesi, con ChatGPT, Claude o Gemini.

Ti incollo tre cose che ho scritto io: [tre testi tuoi, anche brevi]. Studia il mio modo di scrivere: ritmo, lunghezza delle frasi, parole che uso e parole che evito.

Devo lavorare su questo: [progetto, pubblico, obiettivo in due righe].

Primo compito: dammi 12 idee diverse tra loro. Dopo ogni idea aggiungi una riga di giudizio tuo, con un'etichetta tra «già vista», «rischiosa» e «solo mia».

Secondo compito: elenca le cinque frasi fatte che un'AI metterebbe sicuramente in un testo come questo, così le evito.

Vincoli: non inventare dati, nomi, citazioni o fonti. Alla fine segnala in elenco ogni informazione che hai aggiunto e che io non ti ho dato.

Le ultime due righe sono la parte interessante: trasformano il controllo in un compito del modello e mostrano subito dove avrebbe riempito i buchi da solo. L'etichetta «già vista» serve a scartare in fretta, quella «solo mia» a capire se il materiale che gli abbiamo dato era abbastanza.

Che cosa portare all'incontro

Un'ora gratuita su questo tema vale soprattutto se arriviamo con una domanda concreta: un pezzo di lavoro in cui non sappiamo quanto spingerci. La bozza che non abbiamo pubblicato, l'immagine generata che non ci piaceva fino in fondo, il testo che un cliente ha riconosciuto come «fatto con l'AI». È il mestiere del prompt architect: non collezionare trucchi, ma decidere in quali punti del processo la macchina entra e in quali no.

Come partecipare

Iscriviti gratuitamente su Eventbrite.

Fonti

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