300 milioni di posti di lavoro esposti all'AI? Leggere bene lo studio Goldman Sachs

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Scritto con l'intelligenza artificiale

Il numero dei 300 milioni di posti di lavoro esposti all'AI viene da Goldman Sachs, ma «esposti» non vuol dire «persi». Cosa dice davvero lo studio e perché conviene ragionare per attività, non per mestieri.

Da un mese il numero rimbalza ovunque: l'AI generativa metterebbe a rischio 300 milioni di posti di lavoro. Viene da un rapporto di Goldman Sachs del 26 marzo, e come spesso accade il titolo ha viaggiato molto più velocemente del contenuto. Vale la pena rileggerlo con calma, perché dice una cosa diversa e, per chi lavora con l'AI, molto più utile.

Che cosa dice davvero lo studio?

Gli economisti Joseph Briggs e Devesh Kodnani hanno analizzato le attività che compongono oltre 900 professioni negli Stati Uniti, poi hanno esteso l'analisi all'Europa. Le conclusioni principali sono tre:

La parola chiave è «esposti». Non significa licenziati: significa che una parte delle attività di quel lavoro potrebbe essere svolta da un sistema di AI. Gli stessi autori scrivono che la maggior parte dei lavori e dei settori è esposta solo in parte, e quindi è più probabile che venga affiancata dall'AI piuttosto che sostituita.

Chi è più esposto?

Il rapporto ribalta l'immagine classica dell'automazione. Le esposizioni più alte negli Stati Uniti riguardano le professioni amministrative (46% delle attività) e quelle legali (44%). Le più basse sono quelle fisiche: edilizia (6%) e manutenzione (4%).

In altre parole, l'AI generativa tocca soprattutto il lavoro fatto di testi, documenti, email e procedure. Cioè proprio il lavoro di chi legge questo blog.

Un altro studio, firmato da ricercatori di OpenAI e dell'Università della Pennsylvania e uscito il 17 marzo, arriva a conclusioni simili: circa l'80% dei lavoratori statunitensi potrebbe vedere almeno il 10% delle proprie attività toccato dai modelli linguistici, e circa il 19% almeno la metà.

E la parte buona della notizia?

Goldman Sachs stima che, con un'adozione diffusa, l'AI generativa potrebbe far crescere la produttività del lavoro negli Stati Uniti di quasi 1,5 punti percentuali l'anno su un periodo di dieci anni, e il PIL mondiale annuo del 7%. Ricorda anche che, storicamente, i posti persi per l'automazione sono stati compensati da lavori nuovi: secondo uno studio dell'economista David Autor citato nel rapporto, il 60% dei lavoratori di oggi svolge professioni che nel 1940 non esistevano.

C'è già qualche dato sul campo. Un lavoro di Erik Brynjolfsson e colleghi pubblicato pochi giorni fa ha osservato 5.000 operatori di assistenza clienti: con un assistente basato sull'AI generativa hanno risolto in media il 14% di richieste in più all'ora, con l'effetto maggiore sui meno esperti.

Cosa cambia per chi lavora con i prompt?

Il messaggio pratico è uno: l'unità di misura non è il mestiere, è l'attività. Nessuno verrà sostituito in blocco; ognuno vedrà alcune attività cambiare. Chi saprà riconoscerle e riprogettarle avrà un vantaggio netto.

È un esercizio che si può fare subito, anche con l'AI stessa:

Descrivo il mio lavoro di [ruolo] in un'azienda di [settore]. Elenca le attività che svolgo in una settimana tipo e dividile in tre gruppi: attività che un assistente AI può preparare in bozza, attività in cui può aiutarmi a controllare o analizzare, attività che richiedono giudizio, relazione o responsabilità personale. Per ogni attività del primo gruppo indica quale input dovrei fornire.

La risposta va verificata voce per voce: serve come base di discussione, non come verdetto. Conviene osservare soprattutto dove il modello sbaglia la classificazione, perché lì emergono le conoscenze implicite del ruolo. La terza colonna, quella del giudizio, è il punto da cui partire: lì si decide dove l'AI si ferma e dove interviene la persona. Le prime due colonne, invece, sono la mappa per costruire prompt e flussi riutilizzabili.

In Italia, intanto

Il paradosso è che questo dibattito arriva mentre in Italia ChatGPT è ancora bloccato. Il Garante privacy ha dato tempo a OpenAI fino al 30 aprile per adottare le misure richieste. Comunque vada, la lezione resta: le aziende che hanno già mappato le proprie attività e scritto procedure chiare saranno pronte a usare qualsiasi strumento, appena disponibile. Quelle che aspettano il titolo giusto sui giornali, no.

Fonti

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