Il 60% dei lavori toccato dall'AI: l'allarme del Fondo monetario a Davos

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Scritto con l'intelligenza artificiale

A Davos la direttrice del Fondo monetario parla di uno «tsunami» per i lavori d'ingresso: l'AI tocca il 60% dei posti nelle economie avanzate. In Italia l'Istat vede l'AI raddoppiare nelle imprese, frenata dalle competenze.

Al World Economic Forum di Davos l'intervento più citato sull'intelligenza artificiale non è arrivato da un'azienda tecnologica, ma dal Fondo monetario internazionale. Venerdì 23 gennaio la direttrice Kristalina Georgieva ha parlato di un'AI che per chi entra nel mondo del lavoro è «come uno tsunami che colpisce il mercato del lavoro». E ha chiuso con un invito senza giri di parole: «Svegliatevi. L'AI è reale, e sta trasformando il mondo più in fretta di quanto riusciamo a governarla».

Che cosa ha detto il Fondo monetario

Georgieva ha richiamato le ricerche del Fondo: l'AI è destinata a toccare circa il 60% dei posti di lavoro nelle economie avanzate e il 40% nel mondo. Toccare non vuol dire cancellare. Secondo il Fondo, circa metà dei lavoratori esposti potrebbe trarne vantaggio, grazie a una produttività maggiore; per gli altri, compiti che prima richiedevano una persona saranno probabilmente automatizzati, con il rischio di salari più bassi e assunzioni più lente.

Il punto più delicato riguarda i giovani. «I compiti eliminati sono di solito quelli che costituiscono i lavori d'ingresso», ha spiegato, «e chi cerca lavoro fa più fatica a trovare una buona collocazione». Fortune ricorda un'analisi della Brookings Institution secondo cui l'automazione ha almeno due o tre volte più probabilità di colpire ruoli iniziali come analista marketing, addetto commerciale o grafico rispetto ai ruoli manageriali corrispondenti.

Non è solo una questione di giovani. Tra i lavori che miglioreranno e quelli che rischiano di sparire c'è una vasta fascia di mestieri toccati solo in parte. «La classe media, inevitabilmente, ne sarà colpita», ha detto Georgieva, che ha definito il suo «più grande timore» una diffusione dell'AI lasciata al solo mercato, senza regole.

E in Italia?

Il quadro italiano lo dà l'Istat, con il rapporto «Imprese e Ict» pubblicato a metà dicembre. L'uso dell'AI nelle imprese con almeno 10 addetti è raddoppiato in un anno: dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025 (era il 5,0% nel 2023). Le grandi imprese sono passate dal 32,5% al 53,1%, le PMI dal 7,7% al 15,7%.

Tra le imprese che la usano, le tecnologie più diffuse sono l'estrazione di informazioni da documenti di testo (70,8%) e l'AI generativa (59,1%). Gli ambiti principali sono marketing e vendite (33,1%), processi amministrativi (25,7%) e ricerca e sviluppo (20,0%).

Il dato più significativo, però, è un altro. Tra le imprese che hanno valutato l'AI senza poi adottarla, il primo ostacolo è la mancanza di competenze (58,6%), più della scarsa chiarezza normativa (47,3%), della qualità dei dati (45,2%), della privacy (43,2%) e dei costi (43,0%).

Il collo di bottiglia sono le competenze

Mettendo insieme Davos e Istat, emerge un paradosso. I compiti che l'AI sostituisce più facilmente sono quelli con cui un giovane impara il mestiere: riassumere, ordinare documenti, preparare una prima bozza. Proprio quelli in cui l'AI generativa è già usata nelle imprese italiane. Allo stesso tempo, ciò che frena le aziende non è la tecnologia ma la mancanza di persone capaci di usarla.

La conclusione per chi lavora è pratica: il valore si sposta da chi esegue il compito a chi sa progettarlo, delegarlo e controllarlo. Non basta saper scrivere un prompt; serve saper scomporre un lavoro, decidere quali passaggi affidare all'AI e dove deve restare una persona a verificare, il principio dello human-in-the-loop.

Un consiglio operativo per chi guida un team

Se i compiti d'ingresso vengono automatizzati, i ruoli junior non vanno eliminati: vanno ridisegnati. Un modo concreto è trasformare l'AI da scorciatoia a strumento di apprendimento, chiedendo al modello di spiegare le proprie scelte e al giovane di verificarle.

Prepara la prima bozza di questo verbale. Poi elenca i tre punti in cui hai dovuto interpretare il testo e le informazioni che un collega dovrebbe controllare prima di inviarlo.

In questo modo il collaboratore junior non si limita a ricevere un testo pronto: impara a riconoscere dove l'AI può sbagliare e costruisce il giudizio che nessun modello sostituisce. È la differenza tra un'azienda che usa l'AI per tagliare l'ingresso e una che la usa per far crescere più in fretta chi entra.

Fonti

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