ChatGPT search: cercare sul web dentro la chat

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Scritto con l'intelligenza artificiale

Dal 31 ottobre ChatGPT search porta la ricerca web dentro la chat, con le fonti in evidenza. Perché il prompt diventa un brief di ricerca e tre consigli per usarlo senza perdere il controllo delle fonti.

Dal 31 ottobre ChatGPT cerca sul web in modo nuovo. Si chiama ChatGPT search ed è l'evoluzione di SearchGPT, il prototipo che OpenAI aveva mostrato in estate a un gruppo ristretto di utenti. Per ora è disponibile per gli abbonati Plus e Team e per chi era in lista d'attesa per SearchGPT; seguiranno nelle prossime settimane i clienti Enterprise ed Edu e, nei prossimi mesi, gli utenti gratuiti.

È passata una settimana: abbastanza per capire cosa cambia nel modo di fare domande.

Come funziona?

La ricerca è dentro la chat. ChatGPT decide da solo di cercare sul web quando la domanda lo richiede (notizie, risultati sportivi, quotazioni, meteo), oppure siamo noi a chiederlo cliccando l'icona della ricerca. La risposta arriva scritta, con i collegamenti alle fonti nel testo e un pulsante che apre l'elenco completo in una barra laterale. Poi si può continuare la conversazione e affinare la domanda, senza ripartire da capo.

Sotto il cofano lavora una versione di GPT-4o addestrata apposta per la ricerca. OpenAI ha stretto accordi con fornitori di dati per meteo, borsa, sport, notizie e mappe, e con diversi editori. Per chi legge in italiano c'è un dettaglio interessante: a fine settembre il gruppo GEDI ha firmato una partnership con OpenAI che porterà in ChatGPT citazioni, link ed estratti di La Repubblica, La Stampa e degli altri siti del gruppo. Per chi usa Chrome c'è anche un'estensione che rende ChatGPT il motore di ricerca predefinito.

Perché per chi scrive prompt è una notizia importante

ChatGPT sapeva già consultare il web, ma la ricerca era un passaggio lento e poco visibile, e molti continuavano a usarlo come un'enciclopedia ferma alla data di addestramento. Quando il modello non sapeva, tendeva a inventare: le allucinazioni su fatti recenti erano all'ordine del giorno.

Con la ricerca integrata il modello lavora come un sistema RAG: prima recupera documenti, poi scrive la risposta basandosi su quelli. Il vantaggio è evidente. Il rischio si sposta: la qualità della risposta dipende dalla qualità delle pagine trovate. E le pagine trovate dipendono da come abbiamo formulato la domanda.

In altre parole, il prompt non serve più solo a dire all'AI cosa scrivere. Serve anche a dirle dove guardare e di chi fidarsi.

Dal «cercami» al brief di ricerca

Un motore di ricerca classico vuole parole chiave. ChatGPT search vuole un brief. La differenza si vede subito. Una domanda generica:

Novità sulla formazione finanziata in Italia

Un brief di ricerca:

Cerca le novità degli ultimi 30 giorni sulla formazione finanziata per le aziende italiane (fondi interprofessionali, bandi regionali). Privilegia fonti istituzionali e testate economiche nazionali. Per ogni novità indica: ente, scadenza, a chi si rivolge, link alla fonte. Se due fonti dicono cose diverse, segnalalo invece di scegliere.

Il secondo prompt definisce periodo, perimetro, tipo di fonti, formato della risposta e comportamento in caso di dubbio. Sono le stesse cose che diremmo a un collega a cui affidiamo una ricerca.

Tre consigli per usarlo bene

Cosa cambia nel lavoro quotidiano

Per molte domande ChatGPT search riduce il tempo tra la curiosità e una risposta documentata. Ma non sostituisce il giudizio: lo rende più necessario. Chi progetta flussi di lavoro con l'AI dovrebbe trattare la ricerca come un passaggio a sé, con regole chiare su quali fonti accettare e su come citarle.

È qui che il ruolo del Prompt Architect si vede: non nel trovare la frase magica, ma nel costruire un metodo di ricerca che chiunque in azienda possa ripetere e controllare.

Fonti

#OpenAI ChatGPT